DOCUMENTO PROGRAMMATICO-POLITICO PER LA
REGIONE LAZIO
Questo documento,
elaborato da alcuni consiglieri nazionali della Regione Lazio eletti al Congresso
di Perugia, si pone l’obiettivo di richiamare l’attenzione del Partito romano, sia
a livello provinciale che regionale, attraverso un dibattito democratico sulle esigenze di una riorganizzazione per il nostro
rilancio e potenziamento. Detta esigenza nasce dalle analisi dei profondi
mutamenti socio-economici che hanno interessato la città di Roma in questi
ultimi anni, trasformandola in una città metropolitana, con tutti i problemi
che questo comporta sul piano politico, amministrativo e civile. Oggi Roma
Capitale ha più controllo finanziario e organizzativo di altre città d’Italia grazie alla legge dall’ex
vice-sindaco di Roma sen.Mauro Cutrufo. Noi estensori di questo documento
politico-programmatico (che si conclude con delle proposte operative) siamo
convinti che, se le attese non resteranno parole al vento, gli organi del
partito adotteranno soluzioni idonee in relazione alle proposte avanzate e si
potrà operare un automatico rinnovamento
della Dc nella capitale e nella Regione Lazio. Questo rinnovamento trova le
radici essenzialmente in una profonda morale che è la base per una crescita
della nostra società rispettosa dei più profondi valori umani. Con questa speranza
(che è anche un augurio) noi salutiamo i presenti alla prima riunione del
comitato regionale Lazio del 2014.
Rilevazione delle problematiche e proposte
operative
Come
operatori politici, ci troviamo al centro di una grave crisi, con la mancanza
da circa 20 anni dalla scena politica della Democrazia Cristiana sia a livello
nazionale che locale. I
problemi della nostra società sono come quelli di un piano regolatore di una
città, ovvero sdradicamenti connessi ad
un processo di urbanizzazione spesso tumultuosa o mal regolata con conseguenti
distorsioni del costruire fino all’aumento del disagio sociale e dell’uso delle
droghe.
1.La
perdita di un’identità collettiva, con il venir meno di un
senso di appartenenza e condivisione di un considerevole patrimonio culturale:
proprio da questo nasce la mancanza di
socializzazione, con la gente quasi indotta a vivere nell’anonimato. (Cari
Romani, non sarebbe bello tornare a essere amici e a fidarsi del proprio vicino
di casa aiutandosi l’uno con l’altro, senza inutili egoismi?).
Roma è diventata un agglomerato
di quartieri diversi, che le periodiche ondate migratorie hanno trasformato in
maniera strutturale (in 60 anni ha acquistato più di un milione di abitanti).
Non c’è più una sola Roma, ma ormai convivono diverse realtà culturali che le
istituzioni hanno il dovere di integrare con politiche sociali innovative,
tenendo pur presente che non è facile
considerare le diversità non come un problema ma come delle risorse.
2.
L’aumento del disagio sociale: la gente si trova sempre più
spesso in difficoltà economica, cresce il numero degli anziani soli, aumentano
emarginazione e povertà. E’ stato scritto che a Roma “è forte il contrasto tra
lo splendore storico, culturale e urbanistico e le difficoltà e le povertà di
una parte ormai non più piccola dei suoi abitanti”.
3. Mancanza di una regolamentazione degli
accessi degli Immigrati: l’Italia è al
collasso, non è più in grado di offrire una condizione di vita dignitosa a
queste persone. Predisporre degli aiuti
nel loro Paese di provenienza con dei corsi di formazione professionale e
dedicare invece le nostre risorse alle famiglie italiane in difficoltà.
4.
L’aumento delle distanze sociali: classi e gruppi sono sempre
più lontani; crescono la disoccupazione e il precariato, con lo sgretolamento
del ceto medio e con un grave rischio per la coesione sociale.
5.Insufficienza
dei servizi per i cittadini: scuole pubbliche inadeguate, trasporti
carenti, mancanza di politiche giovanili, incapacità nell’affrontare l’emergenza
casa, malasanità con concorrenza tra offerta pubblica e privata… Tutto questo
deve essere affrontato con soluzioni di lungo respiro.
6.Crisi dell’economia locale: chiediamo una riduzione delle tasse (aumentate dalla giunta Marino), una maggiore
attenzione per le imprese di piccole e medie dimensioni (spesso a conduzione
familiare), un’attenta pianificazione dell’offerta turistica, maggiore
attenzione per le storiche attività artigianali. Roma non deve perdere la
propria identità al soldo delle grandi multinazionali, non deve diventare un
grande e asettico centro commerciale all’aperto.
7.
Mancanza di un reale decentramento dei Municipi:
per una amministrazione efficace di una città così grande e complessa è
necessario che vi sia una reale autonomia degli enti pubblici.
L’organizzazione
del Partito
Roma e il Lazio presentano
una composizione sociale che è ancora vincolata a orientamenti politici,
nonostante i fenomeni della secolarizzazione e della laicizzazione, che altrove
hanno invece seriamente penalizzato un Partito di ispirazione cristiana,
specialmente dopo le grandi battaglie sul divorzio e sull’aborto. È dal 1992 che la Dc non è più presente nelle
varie Istituzioni, e i milioni di cittadini che per anni ci hanno dato i loro
consensi sono rimasti privi del loro Partito di riferimento. Allora bando alle
chiacchiere, rimbocchiamoci le maniche facendo tutti un passo indietro, pensando
più al Partito che agli incarichi dati al di fuori di ogni regola dello Statuto
o agli interessi personali.
Proprio questi mutamenti ci
inducono a considerare che la lettura dello Statuto del Partito relativamente
agli organi locali venga oggi intesa in un modo nuovo, secondo un criterio
selettivo che, attingendo da elementi di conoscenza politica istituzionale, divenga
l’unica via da seguire per un Partito più efficiente .
Per la città metropolitana
di Roma basti pensare alla particolarissima condizione del comitato romano: è
fondamentale cogliere opportunamente questa fase di riflessione circa la storia, la
situazione e le sorti future del nostro partito, evidenziando queste tre
tematiche:
A.
Attuali condizioni della rappresentanza
politica nella città di Roma e della Regione;
B.
Funzioni del Partito nelle aree
metropolitane, con attenzione all’organizzazione, alla struttura e agli
obiettivi da raggiungere (riferimenti
istituzionali ed amministrativi);
C.
Organizzazione tra contenuti politici –
organizzativi secondo le norme statutarie vigenti.
Si pone quindi in prima
istanza un primo problema da noi più volte rilevato: organizzare una struttura di Partito autonoma
per ogni Municipio, che sia sede permanente dell’unico organismo decisionale ( il
Comitato politico municipale) e che sia dotato di strumenti idonei a governare
il Partito in rappresentanza della DC.
Organigramma
del Comitato Regionale – Provinciale - Comunale
Dalle linee sopra accennate
è scaturito il seguente organigramma che, in futuro, dovrebbe operare in tutta
la nostra Regione.
1.Segretario Regionale (uno
o più vice-segretari)
2.Segreteria Politica
Regionale
3.Segretario amministrativo
4.Ufficio Politico
5.Segreteria organizzativa
|
Dipartimenti:
1.elettorale
2.
Enti Locali
3.
Tesseramento
4.
Portavoce
5.
Ufficio Stampa (politiche new media)
6. Patrimonio
7.
Trasporti
8.
Sanità
9.
Scuola
10.
lavori pubblici
11.
Cultura- Sport-Turismo
12.
Commercio – agricoltura –artigianato
13.
Servizi Sociali
14. terzo settore
15.
Assistenza e Previdenza
16.
Urbanistica e ufficio casa
17.
Rapporti con gli operati Dc socio
sanitari impegnati nel sociali
18.
Traffico e viabilità
19.
Industria
20.
del Benessere (Sport – sanità e medicina)
21.
Formazione
22.
liberi professionisti
|
Movimenti
Giovanile
Femminile
Anziani
Associazionismo
Coordinatori
dei centri di Ascolto
Pari
opportunità
Immigrazione
Rapporti
con il mondo cattolico
Contro
la violenza alle donne
Diritti
civili
|
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Simoni 335.7050807
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